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La camorra alza il tiro a Secondigliano: quali i prossimi obiettivi?

carabinieri secondigliano miano

La camorra alza il tiro a Napoli e lo fa colpendo con ben 27 colpi di kalashnikov i muri della caserma dei carabinieri di “Miano”. Danneggiate anche due auto di servizio presenti in loco. Ipotesi plausibile ritorsione di un capoclan di “Secondigliano” che si è visto affidare i figli ai servizi sociali.

I bambini potrebbero essere stati oggetto di attenzioni da parte della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) da per motivi di sicurezza in quanto imparentati con un pentito della mala locale e quindi a rischio di ritorsioni. La reazione della Benemerita non si è fatta attendere con il territorio praticamente presidiato a seguito di un messaggio lanciato immediatamente dopo il fatto dai vertici dell’Arma alla camorra.

“Pugno duro, non ci intimidiranno mai”: queste le parole del comandate provinciale dei carabinieri generale Antonio De Vita che non lasciano alcun margine di interpretazione ne di speranza al crimine organizzato. L’attentato di Secondigliano giunge in un momento particolarmente complesso sul fronte della guerra di camorra a Napoli: giovani boss, spesso cocainomani e spietati, starebbero facendo terra bruciata intorno alle vecchie famiglie malavitose.

In particolar modo la tensione resta alta a “Bagnoli”, “Cavalleggeri”, Pianura e in buona parte del centro storico. E c’è di più: radio mala parlerebbe, dopo la strategia adottata dei clan emergenti in merito alla presenza di giovanissimi nelle batterie di fuoco, di prossima resa dei conti tra nuovi boss e vecchia mala politica. Le intese sottobanco tra politici, imprenditori e camorra potrebbero saltare a causa delle nuove leve criminali presenti in maniera significativa sul territorio. Secondo alcune indiscrezioni alcuni esponenti politici partenopei (e non solo) in tal senso avrebbero già potenziato i sistemi di sicurezza e tutela della persona.

In alcuni casi, se le cose dovessero mettersi male, non si escluderebbero clamorosi pentimenti e collaborazioni con la magistratura che potrebbero scongiurare in extremis possibili ritorsioni violente da parte di “ex amici” o “nuovi nemici” nell’ambito malavitoso. Insomma si potrebbe essere ad un passo dal trasbordo della melma che per decenni ha contaminato la politica e il rapporto con l’impresa sul territorio. Tale fuoriuscita di guano potrebbe finalmente accendere i riflettori della giustizia su un mondo sommerso e marcio sino al’inverosimile.

Un vero e proprio terremoto che qualcuno tenterebbe di evitare ad ogni costo dato il volume degli affari in questione e la notorietà di esponenti politici che potrebbero essere coinvolti in quello che potrebbe trasformarsi nel maxi scandalo del secolo annientando di fatto il vecchio “sistema”.

Alfonso Maria Liguori

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