“Chim usava la sua macchina fotografica come un medico utilizza lo stetoscopio, e faceva una diagnosi al cuore dei suoi soggetti. Il suo era troppo vulnerabile”. Così l’amico fotografo Henri Cartier-Bresson ricordava le qualità umane del collega polacco David Seymour – nato Szymin e soprannominato “Chim” – all’indomani della sua prematura scomparsa nel 1956, vittima di un conflitto a fuoco mentre era in viaggio vicino al Canale di Suez.
In questi giorni, Venezia rende omaggio a Seymour con una grande retrospettiva che ripercorre, attraverso quasi 200 opere in mostra a Palazzo Grimani, i momenti più significativi della sua carriera, dai suoi esordi come fotoreporter freelance fino alla morte.
Un’occasione per conoscere e riscoprire il percorso di vita di un uomo, oltre che di un fotografo di talento, che ha saputo distinguersi per l’impegno nel dare dignità alla sua professione e per la sensibilità che si riflette nei suoi scatti.
Il percorso espositivo segue le tappe di una vita tanto breve quanto intensa. A partire dagli anni Trenta, quando, in Francia, la collaborazione di Seymour con la rivista Regards coincide con un periodo di grandi divisioni interne e di tensioni internazionali che seguono l’ascesa al potere di Hitler e del nazifascismo in Europa. Un clima nel quale Chim documenta gli scioperi operai e le manifestazioni pacifiste che animano Parigi.
È nella New York degli anni Quaranta che Chim si trasferisce allo scoppio della Seconda guerra mondiale, adottando il cognome Seymour e diventando co-fondatore dell’agenzia fotografica Magnum Photos, che fa della tutela del diritto d’autore e del rispetto della creatività e della verità i suoi valori cardine.
La sua umanità trova terreno fertile quando l’Unicef gli commissiona un reportage sui bambini europei con gravi traumi fisici e mentali, che, sopravvissuti alla guerra, hanno pagato un prezzo troppo alto per la loro innocenza.
L’Italia, nella quale Seymour trascorre molto tempo all’inizio degli anni Cinquanta e che elegge come sua seconda patria, lo conquista con la bellezza delle grandi città (Venezia su tutte) come dei piccoli centri, immortalati nelle fotografie insieme alle sue emozioni più profonde.
Gli scatti degli ultimi anni raccontano la nascita dello stato di Israele e la sua trasformazione economica e sociale, fino alla crisi internazionale rivelatasi fatale anche per chi, come Seymour, ha voluto documentarla sul campo.
Viviana Rossi