Pompei, dagli scavi riemerge

A oltre un secolo dalla scoperta della celebre Villa dei Misteri, Pompei torna a sorprendere con un nuovo affresco di eccezionale valore storico e artistico. Durante gli scavi condotti nelle ultime settimane nell’insula 10 della Regio IX, nel cuore dell’antica città, gli archeologi hanno portato alla luce un’imponente “megalografia” che decora tre pareti di una grande sala per banchetti. Il quarto lato dell’ambiente, invece, si apriva direttamente sul giardino.

L’affresco, quasi a grandezza naturale, raffigura il corteo di Dioniso, il dio del vino e dell’estasi. Le scene dipinte mostrano baccanti ritratte sia come danzatrici che come cacciatrici feroci, alcune con un capretto sgozzato sulle spalle, altre con una spada e le interiora di un animale nelle mani. Accanto a loro, giovani satiri dalle orecchie appuntite suonano il doppio flauto, mentre uno di loro esegue un’acrobatica libagione, versando vino da un corno potorio in una “patera”, una coppa bassa. Al centro della composizione spicca una figura femminile accompagnata da un vecchio sileno con una torcia: si tratta, secondo gli studiosi, di un’inizianda che sta per essere introdotta ai misteri di Dioniso, la divinità che muore e rinasce, promettendo la stessa sorte ai suoi seguaci.

Un dettaglio insolito dell’affresco, sottolineato dagli esperti del Parco Archeologico, è la rappresentazione delle figure su piedistalli, quasi fossero statue. Tuttavia, i dettagli delle carnagioni e dei vestiti, insieme ai movimenti dinamici, donano loro un aspetto estremamente vitale. Gli archeologi hanno ribattezzato la dimora che ospita il fregio “Casa del Tiaso”, in riferimento al corteo dionisiaco.

Dal punto di vista stilistico, il fregio è attribuibile al II Stile della pittura pompeiana e risale al I secolo a.C., più precisamente agli anni 40-30 a.C. Ciò significa che, al momento dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., l’affresco aveva già oltre un secolo di vita.

L’eccezionalità della scoperta è stata sottolineata anche dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli: “Tra 100 anni la giornata di oggi verrà vissuta come storica perché storica è la scoperta che mostriamo. La megalografia rinvenuta nell’insula 10 della Regio IX apre un altro squarcio sui rituali dei misteri di Dioniso. Si tratta di un documento storico eccezionale e, insieme a quella della Villa dei Misteri, costituisce un unicum nel suo genere, facendo di Pompei una straordinaria testimonianza di un aspetto della vita della classicità mediterranea in gran parte sconosciuto. Tutto questo rende importante e preziosa la ripresa delle attività di scavo a Pompei, che il Governo sostiene convintamente e per la quale, di recente, ha stanziato 33 milioni di euro per interventi di scavo, manutenzione programmata, restauro e valorizzazione in questo sito e nel territorio circostante. Viviamo un momento importante per l’archeologia italiana e mondiale che ha registrato anche un forte incremento dei visitatori, a partire da questo Parco Archeologico: oltre 4 milioni e 87 mila presenze nel 2023 e 4 milioni e 177 mila unità nel 2024″.

Il significato profondo di queste rappresentazioni viene spiegato dal direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, che ha curato un primo studio del ritrovamento pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei. “La caccia delle baccanti di Dioniso, a partire dalle ‘Baccanti’ di Euripide del 405 a.C., una delle più amate tragedie dell’antichità, diventa una metafora per una vita sfrenata, estatica, che mira a ‘qualcosa di diverso, di grande e di visibile’, come dice il coro nel testo di Euripide”.

Zuchtriegel sottolinea inoltre come il mito delle baccanti esprimesse per gli antichi il lato più selvaggio e indomabile della donna: “La donna che abbandona i figli, la casa e la città, che esce dall’ordine maschile per danzare libera, andare a caccia e mangiare carne cruda nelle montagne e nei boschi; insomma, l’opposto della donna ‘carina’, che emula Venere, dea dell’amore e delle nozze, la donna che si guarda nello specchio, che si ‘fa bella’. Sia il fregio della Casa del Tiaso sia quello dei Misteri mostrano la donna come sospesa, come oscillante tra questi due estremi, due modalità dell’essere femminile a quei tempi. Sono affreschi con un significato profondamente religioso, che però qui avevano la funzione di adornare spazi per banchetti e feste un po’ come quando troviamo una copia della Creazione di Adamo di Michelangelo su una parete di un ristorante italiano a New York, per creare un po’ di atmosfera. Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realtà, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici”.

Con questa straordinaria scoperta, Pompei si conferma ancora una volta una finestra privilegiata sulla vita, le credenze e le arti del mondo antico, restituendo nuove e preziose testimonianze di un passato che continua ad affascinare e interrogare il presente.

Sarah Riera

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