Boscoreale, il Teatro Minerva verso la chiusura: un appello per salvare la cultura

Il cine-teatro Minerva di Boscoreale, un luogo storico della cultura campana, rischia di chiudere definitivamente. Aperto al pubblico nel 1911, ha visto sul suo palcoscenico attori di altissimo livello come Totò e Pupella Maggio, scampando a due guerre mondiali e perfino alle rappresaglie dei tedeschi in fuga. Dopo essere stato ristrutturato pochi anni fa e arricchito dagli affreschi del maestro Casciello, ora il Minerva si trova a un passo dalla chiusura.

Il direttore artistico, Pino De Caro, ha inviato un’amarissima lettera agli abbonati del teatro, un appello che dovrebbe far riflettere istituzioni e cittadini e spingerli ad agire. “Non avrei mai voluto scriverti questa lettera. Ma ci sono eventi che vanno oltre la nostra volontà. Prima di tutto, voglio ringraziarti per il sostegno che hai sempre mostrato per il Minerva, il teatro di noi boschesi, il più antico della Campania. Sappiamo entrambi quanto conta per la città, quanti sacrifici ci sono voluti per riportarlo allo splendore di un tempo passato che sembrava non potesse più tornare. È stato anche grazie a te che abbiamo avuto la possibilità di alimentare i sogni del pubblico e quelli degli artisti che in tutti questi anni hanno calpestato il palcoscenico. Siamo riusciti a scaldare i cuori, ad accendere le emozioni ad elevare la nostra anima verso un’arte così nobile eppure così maltrattata.”

De Caro sottolinea le difficoltà economiche che hanno portato a questa situazione: “Come puoi immaginare anche per il teatro vale il detto ‘sine pecunia ne cantantur missae‘. Infatti, il teatro non ha mai usufruito di nessun finanziamento né dalla regione Campania né dalla città metropolitana di Napoli (come invece accade per altre strutture), ma un piccolo contributo solo nella programmazione della rassegna teatrale annuale da parte del Comune di Boscoreale. Mentre negli altri comuni vicini si inaugurano case della musica e dell’arte, a Boscoreale si chiudono i teatri. Continuerò a combattere fino all’ultimo applauso anche a costo di doverlo fare contro i mulini a vento”.

Alla luce di questa lettera, ci si aspetta che gli amanti del teatro, ma i cittadini tutti, battano un colpo. Magari scendano in piazza esponendo striscioni e facciano un corteo per dire che il Minerva non va chiuso, ma anzi difeso e valorizzato. Forse chi ha tentato di portare avanti negli ultimi anni questa esperienza avrebbe potuto fare affari d’oro se al suo posto avesse aperto una sala scommesse (con tutto il rispetto per chi lavora in queste strutture). Tuttavia, la cultura non può essere sacrificata in nome del profitto. Serve un intervento immediato per preservare questo gioiello della storia campana.

Sarah Riera

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